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La cucina regionale ha assorbito l'influenza delle terre confinanti, specie la Liguria e la Francia, ma ha saputo caratterizzarsi per l'apporto di ingredienti propri. I prodotti alimentari più rinomati sono i vini, i formaggi, i salumi, castagne e nocciole e il celeberrimo tartufo di Alba. La più ricca varietà di formaggi tipici la troviamo nella zona della bassa piemontese, dove si producono formaggi a denominazione d'origine (Bra, Murazzano, Raschera, Robiola di Roccaverano, Castelmagno). Ma un po' tutta la regione produce in questo campo infinite tipicità (basta ricordare la Toma, il Gorgonzola). Quanto ai salumi, oltre al salame e prosciutto "Piemonte", vanno ricordati il salame d'oca (in zona novarese) e il "Salamin d'la Duja" (Novara e Vercelli), un salamino stagionato sotto strutto per otto mesi. La qualità e ricchezza delle carni (bovine, ovine e caprine) ha dato luogo ad una tradizione che esalta gli stufati, i bolliti, gli arrosti, ma anche le carni crude, insaporite in varie salse (famosissima la "bagna cauda", a base di aglio e acciuga, in cui vengono intinti i pezzi di carne ma anche vari ortaggi). Il tartufo ed i funghi sono impiegati come aroma in varie specialità, sia nei primi piatti che nelle pietanze. Se ne fa grande uso nei risotti, sugli agnolotti, nelle salse. Gusto particolare hanno gli agnolotti o i ravioli affogati nel vino, che dà il tocco di gusto anche a varie salse e a molti impasti per dolci. Quanto ai formaggi, la loro presenza spicca nella "polenta concia" ma sono anche la base di preparazioni a se stanti, come i "bruss" (robiola impastata con aromi e aceto), i "fricc" (formaggio fritto) o la toma servita con panna bollente, oltre ad insaporire ripieni e pasticci. Un posto a sè occupano le ricette a base di rane, chiocciole, pesce d'acqua dolce o cacciagione, tutte solidamente radicate nella tradizione locale come in quella della confinante campagna francese. Nei dolciumi castagne e nocciole, variamente trattate e unite a miele, panna, uva essiccata, danno luogo alla ricca biscotteria e pasticceria: canestrelli, amaretti, torrone, crumiri, baci di dama, astigiani e cuneesi al rum, confortini, bonet, gianduiotti, marron glacè, "brutti ma buoni", "ossa da mordere". Fra i dolci, tipico il "bianco mangiare" a base di latte e farina.
Numeri di assoluta eccellenza (circa 4 milioni di ettolitri di vino l’anno, di cui più del 90% per quanto riguarda le oltre 50 fra DOC e DOCG ) e un prestigio indiscusso a livello mondiale fanno dell’enologia piemontese una punta di diamante nell’ambito nazionale. Da sempre noto per la sua produzione, è solo dalla metà dell’800 che il Piemonte conquista il primato di qualità da tutti riconosciuto. Fu allora che la Marchesa di Barolo decise di rompere con le abitudini secolari per dare una svolta alla vinificazione delle sue terre e, sotto la guida di un famoso enologo francese, avviò la trasformazione che portò alla nascita del Barolo come oggi lo conosciamo. Fu un successo eccezionale che stimolò all’innovazione l’intera regione e, via via, tutta l’enologia italiana. I vigneti sono tutti impiantati su aree collinari, dove il lavoro è più impegnativo e la resa è minore a tutto vantaggio della qualità. Alla straordinaria vocazione del territorio si aggiunge poi una grande ricchezza di vitigni autoctoni, di gran pregio e molto caratterizzati, che danno vita a vini quasi esclusivamente vinificati in purezza; ai grandi rossi di chiara fama si aggiungono bianchi di alto livello e i celebri spumanti del Monferrato, esportati e apprezzati in tutto il mondo.
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